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Editoriale
IDEA SGR

Con questo numero iniziamo a pubblicare trimestralmente una raccolta di scritti il cui obiettivo è condividere con il lettore pensieri ed eventi di attualità con l’auspicio di offrire uno stimolo di riflessione sia su tematiche di carattere generale che attinenti il mondo del Private Equity.
Nei giorni scorsi abbiamo sentito dire con toni trionfalisticopropagandistici: “Un miliardo e mezzo di euro per l’Italia dall’Europa: ora le imprese non hanno più scuse per non assumere” – e ancora – “Una grande vittoria nella lotta alla disoccupazione giovanile”.
Daniel Gros, direttore del Center for European Policy Studies, ha pubblicato un interessante articolo sul sito di Project Syndicate, intitolato “Europe’s Youth Unemployment Non-Problem”.
Quello della disoccupazione giovanile – sostiene Gros – è un falso problema in quanto le statistiche ufficiali sono fuorvianti per due motivi: fanno riferimento ai giovani tra i 15 e i 24 anni – e la maggior parte di quelli tra i 15 e i 19 va a scuola – e in secondo luogo i dati sulla disoccupazione giovanile si basano sui partecipanti al mercato del lavoro, che tra gli adolescenti è pari in media solo al 10% in Europa.
Il tema del lavoro giovanile ha sicuramente un forte impatto emotivo sia sui presunti beneficiari di tali misure sia sui loro genitori, sempre più preoccupati per il futuro dei propri figli; credo però che azioni in questa direzione abbiano prevalentemente finalità propagandistiche.
La disoccupazione, tutta e non solo quella giovanile, non è causa, ma effetto che trae le sue origini dalla congiuntura negativa – la vera causa – che genera incertezza, incertezza spesso amplificata a dismisura indistintamente da tutti i mezzi di comunicazione.
L’incertezza come conseguenza di una fase congiunturale negativa fa diminuire i consumi, nella migliore delle ipotesi per cercare di mantenere il tasso di risparmio invariato, ma più spesso a causa di un minor reddito disponibile: le aziende producono meno e il risultato è che nell’immediato il problema non è aumentare l’occupazione giovanile ma fermare l’emorragia degli esuberi. Non esistono azioni che da sole permettano di uscire da tale situazione: se la congiuntura tornasse positiva anche la fiducia ritornerebbe, i consumi aumenterebbero e il problema degli esuberi e della disoccupazione, giovanile e non, si attenuerebbe.
Sono convinto che se non si dovessero raggiungere continui compromessi sempre finalizzati alla prossima tornata elettorale, non sarebbe così difficile adottare misure per far ripartire l’economia.
Credo anche che chi è stato responsabile di tale disastro – e sono tanti – non possa oggi erigersi a salvatore della patria; esautorare i manipolatori dei mercati, coloro preposti a vigilarli e regolamentarli, troppo spesso eccessivamente tolleranti, e gli eletti che per lustri hanno concorso e continuano a concorrere direttamente e/o indirettamente a creare rischio sistemico, può essere un buon punto di partenza.
Punto di partenza che trova i suoi limiti nei moderni metodi elettorali dove la demagogia ahimè ha la meglio sul bene, metodi elettorali che sono strumentali al perpetuarsi di comportamenti tutt’altro che virtuosi. Ma è sciocco accampare questo pretesto per chiudersi in se stessi e sperare che altri facciano quello che deve essere fatto, ma – abusando ancora una volta di Ghandi – dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere.
[Mario Barozzi, Amministratore Delegato]