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L’Africa comincia ad affacciarsi al private equity

La crescita economica in corso nel continente africano non può essere ignorata. Una storia già vissuta dalle economie in sviluppo a livello globale, ovvero una classe media in crescita che vuole migliorare il proprio stile di vita, si sta ripetendo in Africa oggi: ciò impatterà settori quali le infrastrutture, i beni di consumo, le miniere, il farmaceutico e l’istruzione, tutti interessati da un momento di espansione importante. Capitalizzare tutto ciò tramite il private equity è un po’ più complicato, a causa della mancanza di track-record consolidato, anche se molti investitori stanno osservando ciò che succede in Africa ed aspettano il momento opportuno per entrare. Diversi fondi stanno iniziando a disinvestire: ciò dovrebbe iniziare a fornire agli investitori una base di partenza per la costruzione di validi track-record. Nel 2013 diversi fondi di fondi, sia africani sia dedicati ai mercati emergenti, hanno cominciato ad interessarsi al continente ed il trend continuerà nel 2014. La crescita parallela dei mercati quotati locali (quali la borsa di Johannesburg, di Lagos e di Nairobi, nonché di borse più piccole quali quella di Tunisi) ha permesso e permetterà di ampliare le possibilità di exit per gli investimenti fatti. Uno studio della African Venture Capital Association mostra come nel quinquennio tra il 2007 ed il 2012 sono state realizzate 118 operazioni da operatori di PE africani, e che i rendimenti di tali operazioni sono circa il doppio (circa 20%) rispetto a quelli dell’indice di Borsa di Johannesburg per il medesimo periodo. Nel 2012 il Sudafrica si è classificato seconda nazione a livello mondiale per numero di operazioni eseguite nel private equity (164, secondo solo agli USA classificatesi primi con 417 operazioni. – L’Italia si è classificata undicesima con 25 operazioni effettuate, ndr – ).