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L’outsourcing della funzione di investimento

Il Commonfound Institute, una società di investimento statunitense fondata nel 1969 che oggi gestisce più di 24 miliardi di dollari per oltre 1500 investitori istituzionali, ha pubblicato in agosto una ricerca relativa all’outsourcing della funzione di investimento da parte di investitori istituzionali.
Il modello OCIO (Outsourced Chief Investment Officer) implica una serie di soluzioni ad hoc basate principalmente sulla propensione al rischio, gli obiettivi di rendimento nonché altri requisiti specifici per ciascuna istituzione: più nel dettaglio, il processo parte dalla costruzione del portafoglio (già presente o da farsi) ed asset allocation, per poi passare alla due diligence sui vari gestori nonché alla funzione di monitoraggio di quelli esistenti, eventuali ribilanciamenti di portafoglio, gestione del rischio e reportistica. Dal punto di vista legale, sono previsti diversi livelli di delega: alcune istituzioni desiderano rimanere in controllo di tutte le decisioni di investimento che devono essere approvate dai comitati d’investimento nonché dalle risorse interne esistenti, altre preferiscono delegare il tutto al fornitore di OCIO, mantenendo il controllo solo sulle decisioni più ad alto livello, tipo le strategie di asset allocation. Di più, il modello OCIO è stato sviluppato negli ultimi dieci anni a causa della presenza incrementale di investimenti alternativi nel portafoglio investimenti, legato a sua volta alla ricerca di incrementi nei ritorni dei portafogli coniugati con una diminuzione di volatilità: tutto ciò richiede una capacità di analisi molto più accurata, da coniugarsi con requisiti legali e di compliance sempre più complessi, che hanno reso la funzione di investimento sempre più time e resource-intensive. La recente crisi economica globale ha impattato pesantemente gli investitori finanziari, comportando perdite fino al 20% e più sugli investimenti: la necessità di maggiore esperienza coniugata con costi minori ha comportato un notevole sviluppo del modello OCIO (che tra l’altro beneficia anche di un maggior network informativo sui singoli manager rispetto alla funzione interna di investimento). Di più, il modello OCIO permette di rispondere in modo più efficace ai rapidi mutamenti dei mercati e dei gestori rispetto al tradizionale modello di revisione trimestrale degli investimenti. Infine, il modello nato per servire investitori istituzionali no-profit con poche o nulle risorse interne, va oggi espandendosi verso investitori istituzionali più tradizionali.
La ricerca ha mostrato come ad oggi le risorse interne dedicate alla funzione di investimento variano tra 1,3 e 1,6 impiegati del campione di riferimento (circa 1000 investitori, prevalentemente Università, Fondazioni Private ed Organizzazioni no-profit), mentre i comitati di investimento sono composti da una media tra i 5 e gli 8 membri. Ad oggi circa il 38% delle istituzioni del campione ha adottato il modello OCIO. Le commissioni sono normalmente calcolate sulle masse gestite e variano tra lo 0,3 e l’1%, in base, tra gli altri, al raggiungimento degli obiettivi, livello di discrezionalità (maggiore discrezionalità, maggiori le commissioni).
Anche in Europa alcune istituzioni hanno cominciato ad adottare il modello OCIO: a nostro avviso, anche in Italia, alcuni investitori che oggi non investono in asset alternativi come il private equity principalmente per mancanza di esperienza (ad esempio i fondi pensione di categoria) potrebbero considerare l’adozione di un modello simile.